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mercoledì 10 dicembre 2008

NON ACCADE QUI...MA ADESSO

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Nel 2004 oltre 300.000 erano i bambini che avevano impugnato un’arma o avevano fatto parte di eserciti più o meno regolari. Bambini anche trasformati in kamikaze. Il fenomeno dei bambini soldato rappresenta una violazione gravissima dei diritti umani alimentata da guerre sempre più lunghe e cruente ed il numero adesso è aumentato notevolmente.

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Massimo Toschi dell’Ufficio del Rappresentante Speciale del Segretario Generale sui Minori nei Conflitti Armati, dall’ONU contro la piaga dei bambini soldato


Bambini soldato. Chi sono? Per chi combattono?

A farne piccoli e spietati combattenti sono in genere gli eserciti ribelli, ma spesso e volentieri a fare ricorso ai minori sono anche gli eserciti governativi. I bambini soldato nel mondo sono circa 300.000, per lo più si vengono impiegati in Africa, ma non mancano in altre aree del mondo come l’Asia, il Sud America e l’Europa. E, anche se può sembrare folle, non vengono impiegati solo in zone di guerra. In Sud America ad esempio costituiscono la mano armata delle bande che nelle favelas si combattono per il controllo dello spaccio di droga.
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Ma perché gli eserciti arruolano i bambini?
Stiamo paradossalmente assistendo in questi anni ad una forma di imbarbarimento delle guerre che nascondono dietro a motivazione religiose, etniche o nazionaliste lo sfruttamento e i traffici illegali di risorse naturali. In questi conflitti sempre più spesso si trova coinvolta la popolazione civile, e soprattutto i bambini, contro ogni diritto internazionale umanitario. Utilizzare i bambini diventa poi una necessità laddove le guerre durano a lungo e bisogna rimpiazzare le perdite con reclute ubbidienti, poco costose e facilmente gestibili. Infine c’è la tecnologia a venire in aiuto a questo genere di eserciti con armi automatiche sempre più leggere: così facili da usare che anche un bambino di 10 anni è in grado di maneggiare un kalashnikov con grande efficacia.
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Che cosa ne è di questi bambini?

Per questi ragazzi sopravvivere alla guerra è molto difficile perché vengono impiegati per i compiti più pericolosi come l’attraversamento di campi minati o l’intrusione come spie nei campi nemici, o finiscono per diventare schiavi sessuali. La loro età unita all’effetto delle droghe e dell’alcol – di cui sono costretti a fare abbondante uso per essere più facilmente obbligati a fare ciò che gli adulti vogliono – li rende i soldati più pericoli e aggressivi che ci si possa trovare di fronte e questo li espone alla reazione violenta degli altri eserciti e spesso anche delle truppe di pace che rispondono immediatamente al fuoco invece di tentare di disarmarli. A quelli che sopravvivono alla guerra, restano violente mutilazioni fisiche e psicologiche.


Elisabetta D'Agostino
( Fonte :
cooperazione.zione.org )
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lunedì 20 ottobre 2008

NON ACCADE QUI...MA ADESSO.






UGANDA . L’ABERRANTE REALTA’ DELLE VIOLENZE SESSUALI



Secondo una denuncia pubblicata nei giorni scorsi da Amnesty International, il sistema giudiziario ugandese ignora, nega o cerca di mettere a tacere, le violenze che vengono perpetrate contro donne e ragazze che vivono nel nord del Paese, proteggendo addirittura le persone sospettate di questo disumano e vergognoso crimine. Le accuse mosse dall’organizzazione umanitaria includono stupri, aggressioni fisiche e abusi sessuali sui minori e sono documentate con la testimonianza delle stesse vittime che raccontano i casi di violenza di cui sono state vittime. Per documentare il rapporto, lo scorso agosto Amnesty International ha visitato cinque distretti del nord: Gulu, Amuru, Kitgum, Pader e Lira. Qui, i ricercatori hanno riscontrato la quasi totale assenza delle strutture dello Stato, lo scarso numero di distretti di polizia, il basso livello di preparazione delle forze di sicurezza e l’insensibilità riservata ad argomenti quali i diritti umani e le traumatiche vicende di violenze sessuali.
Durante la fase investigativa fatta presso le stazioni di polizia è stata riscontrata la mancanza dei moduli PF3 utilizzati per la registrazione dei reati di stupro; modelli che devono essere compilati dall’ufficiale medico e che diventano una prova fondamentale nel caso di procedimento penale. Secondo quanto riportato dai ricercatori dell’organizzazione non governativa, nei casi in cui è invece possibile documentare l’avvenuta violenza, le autorità fanno di tutto per dissuadere le donne dal procedere con le denuncia. Nel nord del Paese la mancanza cronica di ufficiali medici non permette di eseguire le visite medico-legali in tempi brevi e, comunque, gli ufficiali non sono quasi mai propensi a rilasciare la loro testimonianza in sede processuale. Il risultato di tutto questo è che nella stragrande maggioranza dei casi gli abusi sessuali non vengono denunciati e le donne, spaventate dalle reazioni della comunità in cui vivono, si chiudono nel silenzio.
Anche se l’Uganda ha sottoscritto i trattati che proibiscono la violenza contro le donne e nel 1985 ha ratificato la convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione (Cedaw), i casi di stupro, abuso, maltrattamento, poligamia e matrimonio forzato sono all’ordine del giorno. Questo nonostante l’articolo 33 della Costituzione preveda che gli uomini e le donne siano trattati con uguale rispetto e la sezione 129 del codice penale preveda, per reati sessuali a danno di minorenni, l’ergastolo e in alcuni casi la pena di morte. In Uganda la violenza contro le donne è un fatto endemico, risultante dalla profonda iniquità con cui esse vengono trattate e dal fatto che questo non è solo dovuto agli eventi della guerra, ma che accade anche in tempo di pace.
Le azioni prese dall’International Criminal Court (ICC) contro alcuni capi dell’Lra incriminati di rapimento, violenza sessuale e mutilazione, sembrano non frenare il barbaro scempio e l’aiuto delle organizzazioni non governative, impegnate nel sostenere le vittime gli abusi e nel contenere gli effetti della piaga dell’HIV, rischia di rimanere un fatto marginale se non verrà appoggiato quanto prima dal governo di Kampala e dalla comunità internazionale.



( Eugenio Roscini Vitali )
( Fonte :
www.altrenotizie.org )